In parlamento si discute sulla Riforma del Terzo Settore e l’Emilia-Romagna non vuole trovarsi impreparata. Il 14 marzo scorso, i 9 Centri di Servizio (Csv) della regione si sono incontrati a Rimini per riflettere sulle prospettive future, condividendo idee e riflessioni.
Presenti 3 consiglieri per ognuno dei 9 Csv, a cui si sono aggiunti i 9 direttori, un rappresentante di Csvnet (Coordinamento Nazionale dei Csv) e 4 esponenti del Co.Ge (Comitato di Gestione del Fondo per il Volontariato dell’Emilia-Romagna). Un totale di quaranta persone che, nella sala riunioni della Casa delle Associazioni G. Bracconi di via Covignano 238, hanno condiviso i passi sino ad ora compiuti dalla Commissione che si occupa della Riforma, riflettendo sul futuro immediato dei Csv e delle migliaia di associazioni.
Tutti d’accordo sulla necessità di valorizzare l’esperienza accumulata in questi 20 anni di attività dai 9 Centri, difendendo quella prossimità territoriale che ha fatto dell’Emilia-Romagna uno dei luoghi di eccellenza del sistema.
Si sono presi in esame vari modelli organizzativi che tutelino l’imprescindibile valore di questa vicinanza tra Centri e associazioni di volontariato. Si è parlato del ruolo del Coordinamento a livello regionale, interrogandosi sulle eventuali funzioni operative e prendendo in esame tutte le possibilità che sino ad oggi si sono paventate negli incontri con politici, tecnici, referenti nazionali.
Quale modello per i Csv?
Ecco le ipotesi emerse:
– due macroaree, Emilia e Romagna
– area vasta più Csv metropolitano
– accorpamenti tra province
– sistema attuale, ovvero un Centro di Servizio con autonomia gestionale su ogni provincia
– provinciale confederato
– unitario regionale
All’interrogativo su quale organizzazione dei Csv per il futuro hanno fatto poi da contraltare i dubbi sui possibili modelli operativi. Il tutto cercando di mettere in risalto le attività virtuose da sviluppare e le buone prassi da condividere. Un lavoro di cui si sono mossi già in questi anni i primi timidi passi, per riflettere su un ripensamento del sistema.
Le linee emerse saranno frutti di una riflessione a livello regionale e di una condivisione a livello dei territori. L’intento è portare avanti questo percorso per poter trovare una posizione comune che rispetti la specificità dei singoli Csv, da far pesare quando verrà il momento di far sentire la propria voce sulla Riforma del Terzo settore.

