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Correre in allegria

24 Apr 2026

#storiedivolontariato Rimini: Alfredo racconta la sua esperienza da spingitore.

Laura Ciccioni, collaboratrice di VolontàRomagna, ha intervistato Alfredo Gianmaria, volontario del gruppo di spingitori “Corro con te”, che ha raccontato la sua esperienza con gli atleti in carrozzina.

Domenica 19 aprile 2026 si è svolta l’undicesima edizione della Rimini Marathon, la gara che ha attraversato i luoghi più suggestivi della cittadina romagnola. All’ evento hanno partecipato anche gli spingitori di carrozzine, volontari che affiancano e supportano gli atleti con disabilità motorie lungo il percorso. Dopo aver intervistato, lo scorso anno, Federico Sacchi (vedi articolo), questa volta ho raccolto la testimonianza di Alfredo Gianmaria, l’anima della compagnia, che con le sue mille trovate e i suoi buffi travestimenti, durante le corse, riesce sempre a strapparci un sorriso; mi ha raccontato come quest’esperienza lo aiuti ad evadere dalle vicissitudini della vita quotidiana e di come impari sempre tanto dai suoi amici in carrozzina, un vero e proprio esempio di positività e forza.

Alfredo, come hai deciso di diventare spingitore e come hai creato il gruppo “Corro con te”?

Ho fatto la mia prima maratona nel 2017 e in quell’ occasione ho incontrato un gruppo di spingitori, innamorandomi all’ istante di quest’ attività; una volta entrato in questo pazzo mondo, poi, non l’ho più lasciato. Una cosa importante da dire è che non faccio lo spingitore solo per compiere una buona azione. ma questa è un’ esperienza che, oltre a far divertire voi,  fa stare bene anche me , perché siete miei amici, siamo una comitiva affiatata e durante questi eventi c’è un clima di armonia e di rispetto reciproco. Le corse come spingitore, poi mi danno più soddisfazione rispetto a quelle singole proprio perché c’è un atmosfera più distesa e posso lasciarmi andare a battute o travestimenti che in una corsa singola non sarebbero possibili.  Per quanto riguarda Corro con te invece, è un gruppo di spingitori formatosi recentemente che mi auguro diventi con il passare del tempo, un’associazione, anche se l’iter da seguire è piuttosto lungo.

Quali sensazioni ti dà partecipare a una gara insieme a dei ragazzi con difficoltà motorie?

Mi riempio i polmoni di ossigeno puro: in primis mi fa piacere, mi fa divertire e mi fa stare bene. Ripeto, non lo faccio solo per volontariato, ma perchè secondo me stare con voi ragazzi può dare tanto: dico sempre che siete più voi che date a noi e non il contrario, siete voi che dovete star bene in questa banda di pazzi suonati in cui regna l’imprevedibilità e ogni occasione è buona per farsi due risate.

Quali sono le soddisfazioni e le criticità che, in genere, incontrate voi volontari?

Le soddisfazioni principali sono stare bene e vedere voi ragazzi che vi divertite, che ripaga tutto il tempo speso nell’ organizzazione e per me è la soddisfazione più grande. Di cose meno belle ce ne sono state poche: la difficoltà più grossa che ho incontrato è stata far capire alle altre persone il mio modo d’intendere la maratona, ovvero come un momento in cui arrivare al traguardo in tranquillità, senza disperdersi in giro o prevalere sul gruppo.  Non tutti i partecipanti, hanno infatti, lo stesso ritmo e gli stessi tempi, però farlo capire è stato complicato, perché non tutti hanno le stesse vedute. Fortunatamente adesso, però con questo gruppo di spingitori siamo riusciti a far vivere una maratona più tranquilla sia a noi che ai ragazzi, non andando sparati a cannone ma procedendo con calma nelle varie tappe, per un’ esperienza da vivere rilassati e senza pensieri, arrivando alla fine con il sorriso. Se vivi bene questa manifestazione la prima volta, infatti, hai anche più voglia di ritornare.

Puoi raccontarci qualche aneddoto delle varie maratone che ti è rimasto impresso?

Un aneddoto che mi ha colpito particolarmente riguarda un gruppo di spingitori di Firenze che ho incontrato in occasione della maratona di Roma; mi è rimasto impresso il fatto che, mentre noi ci siamo presentati alla manifestazione con le nostre carrozzine già fatte e finite, loro le costruivano anche la sera prima della gara, trattenendosi anche fino a mezzanotte per apportare le ultime modifiche ai mezzi e quindi adottare tutti gli accorgimenti necessari per partecipare alla manifestazione. E’ stata una cosa che ho apprezzato molto, in particolare la cura con cui intervenivano sulle carrozzine. Loro, poi, non utilizzano sedie da corsa, ma modificano direttamente quelle dei ragazzi, facendo se necessario anche le ore piccole pur di ottenere un buon risultato e quindi far star bene i partecipanti.

Alla fine di ogni corsa, cosa ti lascia la giornata appena trascorsa?

Una sensazione di forte benessere, perché la vita di tutti i giorni, tra lavoro e altro, è già molto frenetica, con questi eventi almeno hai l’ opportunità di staccare ed evadere un attimo. Poi ti diverti e arrivi a casa sempre col sorriso. Durante il periodo del Covid, poi, ad esempio, in cui eravamo tutti confinati nelle nostre abitazioni, tenermi in contatto con il gruppo di spingitori e coi ragazzi ha rappresentato per me un’ ancora di salvezza.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Quello più grosso sarebbe rendere “Corro con Te” una vera e propria associazione,  poi di coinvolgere più ragazzi e ragazze possibili in modo da acquisire più notorietà e quindi acquistare pulmini, dotarci di attrezzature ecc…la cosa più importante, oltre a costituirci come realtà associativa, è quindi quella di raggruppare più partecipanti e volontari possibili, perché più siamo, più ci divertiamo.     

 

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