Un momento ricco di riflessioni, quello di mercoledì 21 settembre. Quando alcuni rappresentanti delle associazioni di volontariato del territorio si sono confrontati con esperti sul tema “Il volontariato nella Riforma del Terzo settore”. Molti i dubbi emersi su come si tradurrà la legge nei decreti attuativi, ma anche alcune anticipazioni importanti per il futuro dell’associazionismo.
Centri di Servizio provinciali – Maria Antonietta Stellati
L’incontro, promosso da Volontarimini, è stato aperto da Maria Antonietta Stellati, presidente Co.Ge. – Comitato di Gestione Fondo speciale per il volontariato dell’Emilia-Romagna. La relatrice, commentando l’articolo 5 della Riforma, ha difeso il principio di territorialità e la distribuzione provinciale dei Centri di Servizio per il Volontariato (Csv). La preoccupazione di un accorpamento su aree vaste, sembra per il momento essere stato scongiurato, con la conferma implicita dell’importanza di una vicinanza tra i singoli Csv e le associazioni che operano localmente. Un’argomentazione, ha ribadito, già condivisa anche con l’assessore regionale alle politiche di welfare Elisabetta Gualmini.
“Non ci nascondiamo – ha sottolineato la Stellati –, che chi cambia maggiormente il proprio dna sarà sicuramente il Centro di Servizio. Ciò non toglie che l’accorpamento non sempre porta vantaggi in termini economici. Il sistema senza risorse finanziarie non sopravvive ma non è solo con la distribuzione di soldi che si crea qualità. Bisogna riflettere su cosa porti i migliori risultati. La sfida è tenere insieme l’uso delle risorse con l’efficacia dei servizi dati al territorio”.
Base associativa dei Csv allargata alle Aps – Roberta Gaudenzi
Segue l’intervento di Roberta Gaudenzi, consulente fiscale di Volontarimini, che mette in risalto un altro aspetto strettamente legato alla Riforma. La legge infatti prevede un allargamento della base associativa dei Csv, aprendo anche alle associazioni di promozione sociale (Aps), che potranno avvalersi dei servizi dei Centri. Come questo si traduca in termini logistici è ancora un tema nebuloso, anche in relazione alla fine delle Province, ente preposto fino a questo momento alla gestione dei registri del volontariato e all’assistenza e alla promozione delle Aps. Un ambito di competenze passate direttamente alle Regioni che si sono trovate impreparate nel gestire una mole ingente di informazioni. Si è ancora in una fase transitoria. Anche se già si prospetta in Emilia-Romagna una gestione prettamente online della banca dati del Terzo Settore, grazie al sistema Teseo, una procedura che implica una responsabilità diretta delle singole organizzazioni nell’aggiornamento dei propri dati, pena l’esclusione dai registri.
La Riforma nella sua complessità – Carlo Mazzini
Chiude l’appuntamento il relatore Carlo Mazzini, esperto di legislazione degli enti non profit, con una panoramica generale sui temi oggetto della Riforma.
“La riforma del Terzo settore – così apre il suo intervento – è sicuramente una riforma importante. Il non profit fa girare 64miliardi di euro all’anno, occupa 600mila dipendenti e coinvolge 6milioni di volontari. Per fare un paragone, ha più occupati del settore turistico degli hotel e similari. Si sta quindi facendo una riforma che avrà una conseguenza enorme nel paese”.
Aspetti positivi
Diversi gli aspetti positivi della legge, ma presentati con alcune incertezze. In primis ha il merito di definire il Terzo settore, anche se ancora il concetto rimane confuso. Apprezzabile anche il tentativo di ridurre le norme di riferimento che consentono al donatore di detrarre dalle imposte l’offerta fatta (attualmente sono 30 norme diverse). D’accordo poi sul Codice Unico del non profit, ma scettico sui risultati: troppe le normative da rendere omogenee tra loro. Le attività del volontariato, infatti, si incrociano con una complessità di leggi che toccano temi come: sicurezza, privacy, igiene e distribuzione degli alimenti. Ottima idea anche il Registro Unico del Terzo Settore, purché ricalchi le Charity Commission inglesi, dove il cittadino può trovare (ma anche controllare) tutte le informazioni riguardanti l’associazione, dalla sede ai contatti, dai bilanci all’attività svolta, nella totale trasparenza.
Parti dubbie
Molte le parti che non convincono. Mazzini sottolinea la mancanza di una consapevolezza degli effetti diretti della legge sul volontariato, con il rischio che qualcun altro decida sulle sorti dell’associazionismo senza interpellarlo. Il volontariato, ribadisce, sembra essere stato messo da parte nelle Riforma, molto più spazio nel dibattito è stato dato all’impresa sociale. Non si parla poi di aspetti importanti per la vita associativa, spesso bloccata nei meandri burocratici, in relazione, per esempio, alle agevolazioni fiscali, riferite a soggetti eterogenei riuniti nel calderone Terzo settore. Altro aspetto non chiaro, è il riferimento al fatto che i Csv non serviranno più le organizzazioni di volontariato ma i volontari in generale, di qualsiasi ente. Sfumano i confini.
In questa veloce carrellata, sembrano quindi emergere più dubbi che certezze, su una Riforma che doveva essere lampo e invece è in discussione già da tre anni.

