Il 16 giugno 2015, i rappresentanti di Csvnet – Coordinamento Nazionale che riunisce e rappresenta 72 dei 74 Centri di Servizio per il Volontariato (Csv) presenti in Italia sono stati ascoltati questa mattina dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato dove è in esame il disegno di legge delega per la Riforma del Terzo Settore.
“Occorre – denuncia Stefano Tabò, presidente Csvnet – definire una volta per tutte quali sono i nodi da sciogliere e le problematiche da affrontare. Concentrarsi sulle buone prassi e i significativi risultati acquisiti dai Csv in questi anni fa sì che essi stessi suggeriscano le soluzioni. I Centri di Servizio hanno messo insieme organizzazioni grandi e piccole con diverse esperienze e sensibilità; tale pluralità è fondamentale“.
Preoccupano proposte come quella di introdurre i voucher per la fornitura dei servizi. “Uno strumento – continua Tabò – che induce inevitabilmente a un rapporto concorrenziale tra Csv totalmente contrario alla logica di collaborazione e cooperazione fra territori che CSVnet ha sempre promosso. Il volontariato dà il meglio non quando è messo in concorrenza ma se è spronato ad operare per il bene comune in modo coeso e partecipato“.
Altro punto dolente del disegno di legge è la territorialità: “Uno degli elementi fondamentali dell’esperienza dei Csv e la Riforma dovrebbe darci l’occasione per assicurare una distribuzione equa delle risorse su tutto il territorio nazionale secondo criteri e regole di rendicontazione comuni in tutte le regioni. Non solo: occorre alzare lo sguardo e pensare a come promuovere la ricchezza e la cultura del volontariato italiano anche in Europa e nel Mediterraneo”.
Il presidente ribadisce poi con forza il tema della governance dei Csv: “Siamo sempre più convinti che il ruolo del volontariato sia essenziale non solo per la promozione ma anche nella gestione dei Csv: nel testo del DDL licenziato dalla Camera di questo aspetto non c’è traccia“.
Un ulteriore elemento toccato dal discorso di Tabò è la logica di sistema: “Una parola che per la prima volta nella legislazione sul volontariato compare associata ai Centri di Servizio; il riconoscimento normativo di un organo nazionale come CSVnet non significa omologare l’intervento che si fa sul territorio ma riconoscere la rete dei Csv come struttura in grado di darsi obiettivi e dotarsi di strumenti di cooperazione che realizzino economie di scala. I Csv sono strumento non fine. Ma come strumento non possono essere concepiti alla stregua di un contenitore da riempire e occupare indifferentemente; la loro presenza trova origine forza e prospettiva se ancorata al movimento del volontariato italiano di cui sono oltre che mezzo, soprattutto espressione“.

