Dopo mesi di fibrillazione del non profit, ancora non è finito il calvario del 5 per mille, la martoriata percentuale che il contribuente può scegliere nella denuncia dei redditi di devolvere a finalità d’interesse sociale. Il decreto Milleproroghe, approvato dal Consiglio dei ministri a Natale, ha riportato a 400 milioni di euro il tetto delle risorse erogate al Terzo Settore (che la Finanziaria aveva ridotto a un quarto). Ma 100 di quei milioni sono quelli già destinati alla ricerca e all’assistenza per i malati di Sla, la sclerosi amiotrofica.
“Un giusto fondo statale per una giusta necessità che però non ha nulla a che vedere con il 5 per mille, in cui il cittadino dovrebbe poter scegliere la realtà non profit a cui dare i suoi soldi – ha chiarito Marco Granelli, presidente di CSVnet – Con un tetto ridotto del 25 per cento, il 5 per mille e diventato di fatto un 3,75 per mille”.
Si tratta dell’ennesimo taglio che avvilisce il senso dell’innovazione proposta dal ministro Tremonti nella denuncia dei redditi. Una voce ridotta a quasi una presenza di rappresentanza. Ora il decreto Milleproroghe e in commissione Affari Costituzionali del Senato prima di essere convertito in legge. L’ultima occasione per modificarlo dopo che la mannaia statale ha già colpito togliendo le agevolazioni delle tariffe postali alle associazioni tagliando del 63 per cento i fondi per le politiche sociali e del 34 per cento le risorse destinate al servizio civile.
Dal 5 al 3,75 per mille

