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Essere volontario allunga la vita

16 Feb 2026

#storiedivolontariato

“Essere volontario allunga la vita”: intervista a Enzo Lazzaro

Abbiamo intervistato Enzo Lazzaro, volontario della Sezione provinciale AISM di Forlì-Cesena, per farci raccontare come il volontariato abbia trasformato la sua vita, giorno dopo giorno, attraverso incontri, scoperte e un nuovo modo di guardare il mondo.

Enzo, hai affermato che “essere volontario allunga la vita”. Cosa significa davvero per te?

Per me significa che il volontariato allunga prima di tutto la vita interiore. È uno spazio in cui ti rifugi quando hai domande difficili, quando non sai dove posare lo sguardo o quando ti senti smarrito. Nel volontariato scopri che sei utile, che la tua presenza accanto a qualcuno ha un valore concreto, “ti senti utile, perché qualcuno… ti fa sentire concretamente l’importanza della tua presenza accanto a loro”. E questo ti arricchisce, ti allarga l’orizzonte, ti fa sentire parte di qualcosa che va oltre te stesso.

Come è iniziato il tuo percorso in AISM?

Sono entrato in AISM come dipendente nel 1994. È stato il mio lavoro per molti anni, ma è diventato molto di più: una scuola di vita. Dal 2015 sono volontario della Sezione provinciale di Forlì-Cesena. In tutti questi anni ho imparato un’infinità di cose, soprattutto comportamentali ed esistenziali. La sclerosi multipla ti mette davanti a realtà che non puoi ignorare, e lavorare accanto alle persone che la vivono ogni giorno ti cambia profondamente.

In che modo questa esperienza ti ha trasformato?

Non è stato un cambiamento improvviso, ma graduale. “Un giorno dopo l’altro la visione della realtà dentro di me… si è mutata in altre immagini”. Prima vivevo tutto di corsa: vestirsi, salire in macchina, entrare in un bar. Poi, accompagnando persone in carrozzina o con una stampella, ho capito che il tempo può avere un’altra velocità. E in quel mondo “ribaltato” ho scoperto che si può stare bene, anche meglio. Fermarsi, sedersi, osservare la vita da fermi: è un’esperienza che ti arricchisce.

Usi la metafora dei cinque sensi. Partiamo dall’udito: cosa significa davvero ascoltare?

Ho capito che sentire non basta. “Sentire non serve a nulla se non si è capaci di ascoltare”. Ascoltare significa prestare attenzione, comunicare vicinanza, essere disponibili a mettersi accanto all’altro. E poi agire. Perché ascoltare è già un primo passo concreto per migliorare la vita di chi hai davanti.

E la vista? Cosa hai imparato guardando da vicino la sofferenza?

Che vedere e guardare sono due cose diverse. Spesso i nostri occhi vagano senza cogliere davvero ciò che abbiamo davanti. E quando qualcosa ci spaventa, cambiamo strada. In AISM ho imparato che la sofferenza non va evitata: va contenuta, va avvicinata. Solo così trovi il coraggio di affrontare anche le tue fragilità, senza sconti e senza scuse.

Il gusto e l’olfatto sono sensi che raramente associamo al volontariato. Tu invece li racconti con grande intensità.

Il gusto è memoria. Quando aiuti qualcuno e lo rendi felice, quel momento ti torna indietro. Magari a tavola, con amici o famiglia, ti tornano in mente i volti e i sorrisi di chi hai aiutato, e per un attimo i pensieri negativi se ne vanno. L’olfatto, invece, è un ponte emotivo potentissimo. Il profumo di una persona che hai aiutato può riportarti a un istante di gratitudine autentica. “Vi ricorderete di quel momento in cui avete ricevuto in cambio più di un grazie autentico e spontaneo”. Sono sensazioni che restano.

E infine il tatto. Cosa significa per te “toccare con mano”?

Significa confrontarsi con la realtà, anche quando è difficile. Tocchiamo con mano che i cambiamenti sono complicati, che spesso le responsabilità vengono evitate. Ma un grande Presidente nazionale AISM ci ha insegnato che “vale la pena vivere per sfidare lo stato ovvio delle cose. Con cervello, cuore e fiato”. È quello che facciamo ogni giorno, senza demordere.

C’è un momento, un’immagine, un incontro che ti ha segnato più degli altri?

Più che un singolo momento, è la continuità delle relazioni che ti segna. Le persone che accompagni, i loro tempi, i loro sorrisi, le loro fatiche. Ogni volta che ti siedi accanto a qualcuno, ogni volta che lo aiuti a muoversi, ogni volta che ti ringrazia con sincerità… sono tutti tasselli che costruiscono un cambiamento dentro di te.

Cosa diresti a chi sta pensando di iniziare un’esperienza di volontariato ma ha ancora dubbi?

Direi di non perdersi nei “se” e nei “ma”. “I se e i ma vanno assolutamente ricacciati”. Bisogna scegliere dove fare volontariato e buttarsi. Il come si impara strada facendo, insieme. E ogni volta che riusciremo a cambiare anche solo un pezzetto di realtà, esulteremo. Perché il volontariato non allunga solo la vita di chi aiutiamo: allunga anche la nostra.

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