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Incontro: legalità & sociale

13 Gen 2011

L’appuntamento si suddivide in due momenti. La mattina a partire dalla 11,30 si svolgerà la tavola rotonda con gli amministratori dei beni confiscati nelle vicinanze riminesi. Mentre nel pomeriggio, dalle 14,30, relatori, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni territoriali interverranno sul tema in oggetto.
Tramite il principio di sussidiarietà introdotto dalla legge 328/2000, associazioni, cooperative, fondazioni e volontariato hanno messo in campo sempre più forze diventando soggetti primi di uno sviluppo sociale. A questo slancio, nel corso degli anni, non è stato altrettanto corrisposto un parallelo investimento di risorse che la crisi economica del 2008 ha messo ulteriormente in evidenza. Ne costatiamo che oggi le varie realtà del terzo settore faticano nel garantire quel benessere sociale che la popolazione di uno Stato richiede. Come è quindi possibile rilanciare e reinventare un intervento che punti al bene comune?  
Una delle possibili strade da percorrere la possiamo trovare nella riconversione di beni e fondi derivanti da una parte di società ed economia illegale in risorse utili per un fine sociale. L’esempio di questo movimento è già iniziato con l’impegno e l’intelligenza di svariati soggetti del Terzo Settore nel dare concreta applicazione alla Legge 109 del 1996. La legge è relativa all’utilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata e ha rappresentato un vero e proprio spartiacque nell’ambito delle azioni positive contro le mafie e a favore di un riscatto socio-economico dei territori. La presenza di questi beni è sicuramente più massiccia nei territori del sud d’Italia come Sicilia, Campania e Calabria, ma e anche le regioni del nord Italia vivono questa ingombrante realtà. In testa troviamo la regione Lombardia che al 31 dicembre del 2009 presentava 665 immobili e 165 aziende confiscate, ma non bisogna tralasciare nemmeno le altre regioni. Avvicinandosi al territorio emiliano-romagnolo si trovano 81 beni immobili e 23 aziende, di cui rispettivamente 51 e 4 nella sola Romagna. La trasformazione dei beni serviti a rafforzare la criminalità organizzata in attività gestite dal Terzo Settore che si ripropongono finalità sociali o di pubblico interesse, può sicuramente mirare a rilanciare una nuova prospettiva di sviluppo sociale in cui apparati e organi dello Stato, da un lato, e soggetti sociali dall’altro, cooperano per contribuire a creare una nuova cultura e benessere sociale.

 

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