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Internet: oltre i problemi

31 Ott 2014

Internet, social network, smartphone, chat, videogiochi se usati in modo improprio possono dar vita a nuove problematiche che le persone spesso non sanno come affrontare. Per dare una risposta a questi temi da oggi è attivo il numero verde 800 11 60 81.

Il numero, finanziato da fondi regionali, è un progetto del Tavolo di coordinamento “Giovani, internet e nuovi media” promosso dalla Provincia di Rimini di cui fanno parte 16 soggetti del territorio tra istituzioni e terzo settore.

La telefonata mira a dare indicazioni a chi, durante la navigazione on line, si è imbattuto in un caso di lesione della privacy, cyberbullismo, sexting, adescamento, pedofilia, diffamazione, furto di identità, ricezione di messaggi, foto o video imbarazzanti, molestia, ricatto, minaccia. Il numero è pensato anche per chi teme di aver commesso dei reati on line e non sa come comportarsi e per chi si accorge che il proprio uso di internet, cellulare o videogiochi sta diventato una forma di dipendenza. Il numero, anonimo e gratuito, è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 18 alle 20 per i residenti della provincia di Rimini.

Per dare informazioni sui rischi e consigli sulla sicurezza in rete il Tavolo provinciale ha anche creato l’apposita sezione sul sito della Provincia di Rimini: Giovani e sicurezza su Internet

Analizzando le problematica più diffuse tra i giovani, secondo i dati di una ricerca realizzata dal Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) nel 2013 nelle scuole secondarie dell’Emilia-Romagna, sul tema del cyberbullismo il 30 per cento degli studenti ha dichiarato di essere stato vittima di offese dirette in rete, via e-mail e/o tramite sms nei sei mesi precedenti. Rispetto alle aggressioni agite, 1 adolescente su 5 dice di aver detto cose spiacevoli online in modo diretto e questa percentuale sale a 1 su 4 quando le maldicenze sono dette a una terza persona. Le altre forme di aggressione sono presenti ma meno frequenti: il 9 per cento dichiara di essere entrato illegalmente nell’account della vittima, l’8 per cento ammette di aver creato un falso account con le credenziali della vittima, il 5 per cento di aver pubblicato foto e video imbarazzanti.

Sono invece più numerosi i ragazzi che dichiarano di aver escluso alcuni loro amici dai social network (18 per cento) o di avere attaccato qualcuno in un gioco online (16 per cento). Riguardo il “monitoring” parentale, alla domanda “Quanto spesso i tuoi genitori parlano con te di quello che fai su internet?” il 64 per cento risponde “mai-raramente” e alla richiesta “Fino a che punto i tuoi genitori ti danno un limite sul tempo e sui siti che puoi visitare?” il 54 per cento risponde “mai-raramente”.

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