A novembre 2026, Erica, Lella, Vittorio, Walter, Tommaso, Maurizio, Antonio, Luciano M. e Luciano B., un gruppo di 11 volontari dell’associazione Cristiani nel Mondo del Lavoro – Cml e del Coordinamento di Protezione Civile di Rimini, è stato in Tanzania, presso la missione di Gwandumehhi delle Suore Francescane Missionarie di Cristo di Rimini (S. Onofrio). Erano lì per l’inaugurazione della Casa di Accoglienza Diurna per bambini in difficoltà e del Laboratorio di Maglieria e Cucito.
Lella e Luciano ci raccontano questo viaggio, in realtà iniziato quasi vent’anni fa.
È stato il tempo del dopo elezioni, cinque giorni di coprifuoco, Internet spento. La Tanzania, da sempre è considerato un paese tranquillo e ciò che è accaduto ci ha colto di sorpresa.
Il gruppo, come da programma, dalla città di Arusha si è spostato a Gwandumehhi, lontano dai centri nevralgici del conflitto. È rimasto all’interno della missione, in contatto con l’ambasciata di Dar Salam e non ha avuto alcun tipo di problema; unica difficoltà è stata quella di non poter contattare i familiari che naturalmente si sono preoccupati.
Eravamo lì per completare gli impianti elettrici e idraulici, mettere in funzione le attrezzature e preparare l’inaugurazione della Casa di Accoglienza Diurna per bambini in difficoltà e del Laboratorio di Maglieria e Cucito.
Queste due strutture sono l’ultimo progetto realizzato dall’associazione grazie all’aiuto e al contributo di tanti. È proprio vero: la solidarietà contagia e, per noi, è quasi un miracolo essere riusciti a dar vita a tante cose, insieme, con lo spirito del volontariato. Alcuni di noi sono pensionati, altri giovani che hanno usato le proprie ferie per questa avventura. Ognuno, come sempre, ha messo a disposizione il proprio sapere, il proprio tempo, il proprio denaro in modo completamente gratuito: tutto questo è il volontariato.
Siamo partiti nel 2017, con la costruzione del forno “La casa del pane di Paola” ufficialmente denominato “Franciscan Bakery”, in memoria di nostra figlia.
Lo scopo principale è sempre stato lo stesso: quello di far crescere le persone nella loro dignità e autonomia, favorendo anche lo sviluppo di un lavoro giustamente remunerato. Per questo non ci siamo limitati a pensare al forno, ma ci siamo attivati per il suo ampliamento quando la domanda è cresciuta, pensando anche a micro progetti per una filiera indipendente: la fornitura di un trattore per la lavorazione della terra e la coltivazione di cereali, la costruzione di un mulino, l’allevamento delle mucche, la sistemazione delle capanne… Fino ad arrivare ad oggi, felici di dar vita a questi due nuovi spazi: la Casa dedicata ai bambini e il Laboratorio di maglieria e cucito. Ciò che ci ha spinto è sempre stato cercare di dare una risposta concreta ai bisogni delle persone incontrate dalle suore e anche da noi, ogni volta che andiamo in visita.
Questo viaggio è stato un’esperienza particolarmente piena di emozioni che si possono provare solo se ciò che si fa in modo gratuito serve veramente a chi ha più bisogno. Emozioni che hanno sperimentato i nostri sette uomini, nel lavorare da mattino a sera insieme agli operai nelle buche per mettere le tubazioni, per fissare i pali e la rete di recinzione, tutti sporchi di terra rossa, sotto il sole, grondanti di sudore, stanchi ma sorridenti; ma anche chi è stato al forno insieme a Scolastica, Restituta, Veronica e Margherita. Con i loro canti e nelle pause aromatizzate con tè allo zenzero, ci hanno trasmesso tutta la loro serenità e quanto sia per loro importante questo lavoro per far fronte ai bisogni delle famiglie. Restituta, per esempio, ha quattro figli ed è sola. Al forno si sentono importanti, soprattutto le ragazze, Veronica e Marietta, perché qui possono immaginare un futuro.
Alcuni volontari hanno poi insegnato italiano alle postulanti che sono in missione per fare un percorso di conoscenza della loro vocazione: momenti gratificanti anche se faticosi, cercando di far superare loro la timidezza e prendere il coraggio per aprirsi a persone incontrate per la prima volta. Ci siamo poi presi ore di gioco con i bambini, costruendo e facendo volare gli aquiloni, ridendo nel vedere la loro gioia negli occhi.
Non possiamo, però, dire che tutto sia stato rose e fiori, abbiamo anche sentito il magone nel vedere tanta povertà, nel toccare con mano la nostra impotenza. Emozioni che tuttavia ci suscitano la volontà di fare qualcosa, di continuare a reagire. Non possiamo così dimenticare quell’anziana signora, di oltre 100 anni, che con una dignità fuori dal comune stava stesa sulla terra all’aperto, perché non riusciva più ad alzarsi, con sopra una coperta sudicia e strappata. I volti dei genitori che faticano a mandare a scuola i figli. Una donna a cui basterebbe solo qualche scellino per comprare semi da coltivare e ripartire. Una mamma anziana che accudisce il figlio senza gambe e malato…
Torniamo ricchi e con una nuova spinta che ci ha lasciato l’incontro con una donna a cui è bastato poco in dono per prendere il coraggio e darsi da fare per cambiare la propria vita.
Siamo tornati, ma non ci dimentichiamo di chi ha bisogno, perché il volontariato è questo.
Lella e Luciano