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La spesa sociale nella legge di bilancio 2026-28, tra continuità e tagli

7 Gen 2026

La manovra vale 22 miliardi: conferme su 5 per mille e non autosufficienza, ma il fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile resta fermo a 3 milioni. Ecco un’analisi dettagliata e una tabella di confronto a partire dal 2016

Dopo l’analisi pubblicata lo scorso anno sulla legge di bilancio 2025-27, torniamo a guardare alle “tabelle dei fondi” allegate alla manovra: una parte spesso poco letta, ma decisiva, perché fotografa – voce per voce – la capacità del Paese di sostenere welfare, inclusione e coesione sociale.

La legge di bilancio 2026, approvata in via definitiva dal Parlamento pochi giorni fa, ha un valore complessivo di circa 22 miliardi di euro. Le coperture finanziarie (cioè i soldi per pagarla) non provengono da una singola fonte, ma da un mix strategico di maggiori entrate fiscali, tagli alla spesa e una gestione del deficit concordata con l’Europa.

Quest’anno la legge di bilancio 2026-2028 mette in campo una manovra complessiva di circa 22 miliardi di euro. La quota finanziata in deficit è contenuta (questo per rimanere entro il rapporto deficit/pil inferiore al 3%, come concordato in sede EU): il maggior ricorso all’indebitamento rispetto al tendenziale è stimato nell’ordine di circa 2,3 miliardi nel 2026 e circa 4,8–4,9 miliardi nel 2027-2028, mentre la parte restante è coperta tramite maggiori entrate e riduzioni/rimodulazioni di spesa (inclusi interventi di revisione della spesa dei ministeri e rimodulazioni di programmi di investimento). Ad esempio, è stato richiesto un sacrificio ai ministeri per una quota che si aggira intorno al 5% delle spese correnti (esclusi gli stipendi e le spese inderogabili); il Fondo per i farmaci innovativi è stato ridotto di 140 milioni di euro annui dal 2026.

L’uso delle risorse previste dalla manovra è concentrato soprattutto su fisco e lavoro (tra cui la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% e misure di incentivazione/detassazione collegate alla dinamica salariale), oltre a interventi su famiglie, spesa sociale e sanità.

Ma queste risorse sono poca cosa se rapportate alle dimensioni complessive del bilancio pubblico: nella legge di bilancio per il triennio 2026-2028 il totale generale della spesa dello Stato è pari a circa 1.215 miliardi di euro nel 2026 (circa il 51% del Pil), di cui circa 330 miliardi di euro destinati a ripagare gli interessi sul debito pubblico (Bot, Btp, Cct), con valori analoghi anche per gli anni successivi del triennio. Tali spese sono contenute nelle tabelle dei fondi, allegati alla legge di bilancio, cui di solito viene prestata poca attenzione nonostante riguardino la allocazione delle gran parte delle risorse.

Per avere un quadro completo, ne riportiamo un estratto a questo link, basato sulle tabelle allegate alla legge di bilancio 2026 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) anche con lo storico degli stanziamenti, delle voci di spesa sociale di maggiore interesse.

L’analisi dei dati dei principali fondi dedicati agli investimenti sociali offre spunti significativi sulle dinamiche di finanziamento e sugli strumenti economici a disposizione.

UN QUADRO D’INSIEME: CONTINUITÀ NOMINALE, EROSIONE REALE

Nel triennio 2026-2028 molte poste restano nominalmente stabili: senza adeguamenti al costo della vita, la continuità rischia di diventare un taglio reale. Infatti nel 2025 l’inflazione è stata del 1,6% mentre nella legge di Bilancio è previsto per il 2026 al 1,5%, nel 2027 al 1,9%, nel 2028 al 2%. Emblematica la “congelazione” del Fondo politiche sociali: 390,925 milioni annui nel 2026-28.

NON AUTOSUFFICIENZA E DISABILITÀ: SEGNALI POSITIVI, MA SERVONO CERTEZZE PLURIENNALI

Fondo per la non autosufficienza
Per il 2026 è previsto uno stanziamento di 934,6 milioni (in aumento rispetto ai 919 milioni di euro del 2025), che sale a 1.108,5 milioni nel 2027 e resta su quel livello nel 2028 (1.107,5). Il dato è importante, ma le risorse continuano ad essere insufficienti per poter realizzare adeguatamente la riforma del settore prevista dal dlgs 29/2024.

Fondi per le politiche sulla disabilità
Nel prospetto emergono due dinamiche:

  • “Fondo unico inclusione persone con disabilità”: 418,6 milioni nel 2026, 378,6 nel 2027, 328,6 nel 2028 (dai 433,7 milioni del 2025);
  • “Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità”: azzerato nel 2026 e poi 58,8 milioni nel 2027 e 50 milioni nel 2028.

Alla luce di questo quadro, sarebbe auspicabile stabilizzare e rendere leggibile l’architettura dei fondi: riorganizzazioni e spostamenti “a capitoli” spesso significano ritardi di riparto e minore efficacia nei servizi.

 “Dopo di noi”
Stabile a 73,33 milioni annui nel 2026-28: dato positivo, ma senza incrementi il rischio è non reggere l’aumento dei bisogni.

POVERTÀ: STABILE SULL’ASSEGNO DI INCLUSIONE, POCO SU SERVIZI E PRESA IN CARICO

Assegno di inclusione e supporto per la formazione e il lavoro
L’assegno di inclusione (Adi) viene finanziato con 5.891,7 milioni nel 2026, 6.066,1 nel 2027, 6.125,1 nel 2028 (in linea con l’investimento del 2025). Il supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) è sostenuto con 524,5 milioni nel 2026 e 569,2 nel 2027-28 (una riduzione rispetto i 606 milioni del 2025).

Fondo lotta alla povertà e Fondo per il sostegno alla povertà e all’inclusione attiva
Per il primo sono previsti 617 milioni annui nel 2026-28, con un lieve incremento (+ 16 milioni di euro) rispetto al 2025. Circa il secondo fondo, per il 2026-28 viene praticamente azzerato, con un taglio di 267 milioni di euro per il 2026, con ulteriori riduzioni previste negli anni successivi. Si tratta di un taglio strutturale che incide direttamente sulla capacità dei Comuni e degli ambiti territoriali di garantire servizi sociali, presa in carico delle persone in difficoltà, percorsi di inclusione e accompagnamento (servizi svolti anche da Ets).

INFANZIA, FAMIGLIA, GIOVANI

I fondi destinati a temi sono in sostanziale riduzione rispetto agli anni passati.

  • Fondo politiche per la famiglia: 94,014 milioni annui (mentre negli anni precedenti era superiore ai 100 milioni di euro);
  • Fondo politiche giovanili: 49,929 milioni nel 2026 e 54,929 nel 2027-28 (mentre negli anni passati era stato di 72 milioni di euro ed anche più)
  • Fondo infanzia e adolescenza: 25,986 milioni annui nel 2026-28 (era stato circa 28 milioni di euro)

La riduzione degli stanziamenti, cui va aggiunta l’inflazione cumulata elevata, non potrà che portare ad un arretramento degli interventi in tali delicati campi.

POVERTÀ EDUCATIVA MINORILE: IL CREDITO D’IMPOSTA RESTA MINIMO

Il credito d’imposta collegato al Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile resta a 3 milioni di euro per i soli anni 2026 e 2027. Rischia così di venire meno una importante esperienza di collaborazione tra pubblico e privato (Fondazioni di origine bancaria e Ets) che ha portato alla creazione della impresa sociale Con i bambini: i progetti da essa approvati, sostenuti con un contribuito di circa 500 milioni di euro, coinvolgono 650 mila bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie. Attraverso i progetti sono state messe in rete circa 10 mila organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati rafforzando le “comunità educanti” dei territori.

SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

Il Fondo Scu è stato finanziato per 382,5 milioni nel 2026, 387,5 nel 2027, 385,5 nel 2028, così da permettere continuità nella programmazione e l’avvio di circa 40.000 giovani l’anno.

5 PER MILLE

Come richiesto a gran voce da tutto il mondo del Terzo settore, dal 2026 il tetto sale a 610 milioni di euro e resta tale nel 2027-28.

CONCLUSIONI: USCIRE DALLA LOGICA “STOP AND GO”

La serie storica conferma un welfare che alterna incrementi selettivi a stabilità nominali e azzeramenti improvvisi: una dinamica che rende difficile programmare e scarica sui territori – e spesso sugli Ets – il compito di compensare la discontinuità.

Se la manovra 2026-28 conferma alcune scelte importanti (aumento del tetto del 5 per mille, tenuta del Scu, lieve crescita del Fondo non autosufficienza dal 2027), restano aperte tre priorità:

  • adeguare almeno i fondi strutturali più esposti all’erosione reale;
  • rafforzare la componente di servizi e presa in carico nelle politiche di contrasto alla povertà;
  • evitare azzeramenti di capitoli “di prossimità” che interrompono filiere territoriali già fragili.

Leggi anche “Legge di bilancio 2026, ecco le misure per il Terzo settore

 

*Fonte Cantiere Terzo settore – di

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