Centro di servizio per il volontariato della Romagna

vai ai territori

Una rete per il riscatto

29 Mag 2026

I volontari sono abituati a guardare al futuro e con ottimismo. Un messaggio che in carcere si traduce, per alcuni, in linfa vitale. Qui, infatti, “il dolce far niente” del presente si trasforma in un dramma, in rabbia, ma quando qualcuno aiuta a guardare oltre le sbarre allora, forse, la fiamma della speranza si riaccende e qualcosa di buono può ancora accadere.

Lia Benvenuti , direttore generale di Techne , ente che si occupa di formazione professionale di Forlì Cesena, racconta la sinergia che si è creata con il volontariato per portare progetti all’interno delle Case Circondariali nella provincia e nel riminese, con l’obiettivo di promuovere percorsi di reinserimento sociale e lavorativo per persone autrici di reato.

Di cosa vi occupate in carcere?
Come Techne siamo attivi da sempre in carcere, già dagli anni Novanta, ma la vera svolta è stata nel 2006, quando abbiamo portato dentro il lavoro, grazie alla collaborazione con aziende committenti. Oggi all’interno del carcere operano più strutture, ognuna con mission diverse, noi seguiamo la parte formazione e lavoro: da un lato cerchiamo di sviluppare competenze e dall’altro di tenere occupati i detenuti in laboratori produttivi.
L’ozio in carcere rappresenta una delle sfide più critiche, deprime. Impegnare il tempo imparando un mestiere, aiuta a inserirsi fuori e a sentirsi utili dentro. Nelle Case Circondariali le pene sono brevi, le persone escono e il lavoro è il primo elemento che può restituire loro la dignità.

Quali attività proponete?
I detenuti vengono coinvolti nell’assemblaggio e nell’etichettatura di prodotti. Proponiamo poi diversi laboratori come quelli per la produzione di carta da riciclo, saldatura e falegnameria. Quando i ragazzi raggiungono competenze spendibili nel mercato del lavoro, allora nel percorso si inserisce l’impresa sociale Altremani che si occupa dell’assunzione del detenuto o dell’attivazione di tirocini sia all’interno sia all’esterno del carcere , nonché, della gestione delle commesse.

Emerge un importante lavoro in rete…
Il nostro territorio è estremamente ricco di relazioni e attento alla responsabilità sociale, con servizi che si integrano tra loro e una comunità di volontari molto presente. La scommessa è garantire ai detenuti, dal dentro al fuori, una continuità lavorativa per ricostruirsi una vita all’esterno; non è facile… e presuppone una reale volontà di mettersi in gioco. Chi riesce ci ringrazia, anche per piccole cose, per molti scontate ma non per loro: la felicità di avere la prima busta paga, la soddisfazione di poter provvedere a sé stessi, la riconoscenza per aver occupato loro il tempo…

Come il volontariato si inserisce in questo processo e che ruolo gioca?
È l’anello mancante. Arriva dove noi non riusciamo o non possiamo. Collaboriamo con diverse associazioni. Per esempio “Con… Tatto” si occupa di organizzare delle feste con i figli dei detenuti per permettergli di andare a trovare il genitore in un ambiente il più possibile festoso, rendendo lo spazio carcere meno triste e grigio. Il “Centro di Solidarietà”, invece, ci aiuta nella ricerca o nel rinnovo dei documenti dei detenuti, fondamentali per una loro assunzione… Mentre don Enzo Zannoni e il volontariato cattolico subentrano nel momento delicato di fine pena, per esempio, aiutando nella ricerca di un’abitazione. Da un po’ di tempo cooperiamo anche con “Nessuno è cattivo per sempre” nella Casa Circondariale di Rimini, una collaborazione nata proprio grazie a VolontaRomagna che partendo dall’esperienza forlivese ha dato avvio ad un analogo laboratorio di assemblaggio in cui Altremani gestisce la parte produttiva mentre i volontari affiancano i detenuti durante l’attività, facendo da ponte tra l’impresa sociale e le imprese committenti… Poter collaborare con volontari che conoscono l’ambiente carcerario, le sue regole e i suoi spazi è di fondamentale importanza, poiché in un contesto simile l’accesso non è mai immediato.

Molti sono i pregiudizi e gli stereotipi che i detenuti devono aver la forza di affrontare nel loro percorso di reinserimento sociale e il volontariato rappresenta il volto di una piccola parte della società pronta ad accoglierli una volta fuori. Sapere che, nella massa, c’è qualcuno pronto a darti una nuova occasione è sicuramente una spinta per loro importante per non mollare.

Archivi

Categorie