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Voci dalla Resistenza

11 Mag 2026

Sono trascorsi ottantun anni dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo: i partigiani hanno avuto un ruolo fondamentale nel combattere i totalitarismi, dando vita, quindi, al movimento della Resistenza. Dalle loro imprese si è costituita l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), un’organizzazione con diverse sedi in tutto il paese e il compito di continuare a promulgare il messaggio antifascista nella società odierna. Con Annarita Tonini (a destra nella foto), presidente provinciale dell’Anpi e presidente della sezione locale di Verucchio parliamo dell’evoluzione dell’associazione che raccoglie ex partigiani e i loro familiari, tra aneddoti dei combattenti e un continuo dialogo tra passato e presente.

Annarita, com’è nata l’associazione Anpi di Verucchio? Puoi raccontarci la sua storia?
Storicamente noi eravamo sotto la provincia di Forlì fino alla fine degli anni Novanta, pur se con una certa autonomia dal capoluogo, perché la provincia di Rimini non esisteva; all’inizio eravamo un comitato circondariale con varie sezioni. Nel riminese, a partire dagli anni Settanta, si sono formate quelle di Cattolica, Riccione, Verucchio, Santarcangelo… tutte realtà che con la scomparsa dei partigiani hanno iniziato man mano a venire meno. È nata quindi una seconda fase di Anpi (primi anni 2000), in cui i volontari hanno iniziato a chiedersi quale fosse il destino di tutte queste sedi, visto che i partigiani, ormai, erano rimasti in pochi. Inizialmente, si erano rassegnati alla chiusura poi, vedendo che c’era ancora bisogno di questa associazione, hanno deciso di aprirla anche a chi non era partigiano, cambiandone lo statuto e trasformandola in un’ente destinato a restare nel tempo. Da quel momento l’associazione ha potuto includere anche i non appartenenti al movimento della Resistenza, ricevendo un numero consistente di adesioni, alcune inaspettate. Successivamente i soci si sono fatti conoscere anche a livello nazionale. Dal 2006, dunque, l’associazione ha cambiato volto, modificandosi per adattarsi alla società odierna e continuando a tramandare la memoria della Resistenza, per rendere onore e giustizia all’operato dei partigiani e delle partigiane, perché, anche se la storia ne parla poco, le donne combattenti sono state tantissime e hanno dovuto tenere tutto nascosto il loro operato, anche agli occhi delle loro famiglie. Ancora oggi c’è chi critica la Resistenza, ma non si può negare quanto i partigiani abbiano fatto per la liberazione dell’Italia e le loro imprese non devono mai venire dimenticate. C’è anche, quindi, la volontà di continuare a condividere testimonianze su questa storia per far sì che non vadano perdute e anche, tra gli altri propositi, quello di raccogliere vicissitudini inedite accadute a persone che non si sono mai dichiarate partigiani.

Cosa ti ha spinto a diventare volontaria di quest’associazione?
Quando si è deciso di riaprire l’associazione a Verucchio, sono stata coinvolta per dare una mano, in seguito sono rimasta attiva nella sezione provinciale e quattro anni fa mi hanno eletta presidente. Il mio percorso parte da una cosiddetta militanza sul territorio, con iniziative e convegni specifici circoscritti alla zona verucchiese. L’Anpi, nei vari progetti che realizza, cerca sempre di adattarsi ai tempi e ai luoghi, non interrompendo il dialogo tra passato e presente e cercando di coinvolgere, ad esempio, ragazzi delle scuole superiori nel racconto della storia dei partigiani locali.

Quali sono le attività che svolgete per fare in modo che il messaggio della Resistenza non venga dimenticato?
I momenti più significativi sono quelli relativi alle cerimonie di commemorazione delle vittime della Resistenza (ad esempio in occasione del 25 aprile), che sono sempre celebrazioni molto sentite, perché da queste parti ce ne sono tantissime; poi allestiamo banchetti, siamo anche molto attivi nelle collaborazioni con le scuole, concordando con gli insegnanti le varie attività. A Verucchio, abbiamo una biblioteca, chiamata Biblioteca della Resistenza, tenuta aperta settimanalmente e gestita da volontari; lo stesso tipo di servizio è presente anche a Morciano. Ogni sezione locale mette in campo le risorse che ha, proponendo diverse iniziative a tema.

Puoi raccontarci un aneddoto che ti è rimasto impresso in tanti anni d’attività?
Sicuramente l’incontro con i partigiani; mi ritengo fortunata perché noi volontari dell’associazione siamo stati proprio seguiti e accompagnati nel corso degli anni da un partigiano che, finché è stato in vita, ci ha offerto preziose testimonianze: si tratta del compagno Vallicelli, un tempo presidente della sezione di Rimini, con il quale abbiamo avuto da sempre un rapporto speciale. Io ho curato l’editing della sua biografia, basata sui quaderni che mi ha personalmente mostrato, documenti in cui aveva trascritto le sue storie di partigiano, gruppo al quale si unì giovanissimo; ho quindi raccolto la sua testimonianza e l’ho trasformata in un libro, in modo da renderla fruibile a tutti.

Quali sensazioni ti suscita far parte di quest’associazione?
Io sono approdata in quest’associazione già con altre esperienze alle spalle, ma mi sono fermata qui perché mi attrae la grande vivacità che caratterizza questa realtà e i grandi cambiamenti che sono stati fatti, ad oggi, nelle varie sezioni. La cosa che mi è rimasta maggiormente impressa è il doversi tenere in costante aggiornamento, per non perdere mai di vista i valori suggeriti dai partigiani e dalla Resistenza. Oltre a questo, m’intriga anche l’aspetto associativo, perché siamo dieci sezioni che, solo insieme, riusciamo a raccogliere materiale storico e a intercettare quei pochi partigiani ancora invita per raccoglierne il racconto e tramandarlo.

Quali sono i vostri progetti futuri?
D’estate ci saranno le Pastasciutte Antifasciste in diverse località e in autunno saremo presenti a numerosi congressi; insomma, siamo sempre operativi con diverse iniziative e speriamo di farci conoscere da sempre più cittadini, perché per noi è un impegno costante aggiornarci sulla Resistenza e contestualizzarla ai giorni nostri.

di Laura Ciccioni

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