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Uno spot troppo… atomico

25 Feb 2011

Una decisione che nasce da una precisa valutazione dei contenuti ed è stata sancita dal Giurì che ha dichiarato come la pubblicità contestata non sia conforme all’art. 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Una disposizione letta ed applicata alla luce delle ‘Norme preliminari e generali’ e integrata dal disposto dell’art. 46, che ne ordina la cessazione. In altri termini il Giurì ha ritenuto la pubblicità “ingannevole”. Considerando la portata politica, economica e mediatica della scelta attuata, la decisione del Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria rappresenta una preoccupante conferma di un clima non sereno.
Il blocco è stato accolto comunque con soddisfazione dall’associazione ambientalista Greenpeace che, da dicembre, quando sono stati programmati i primi spot, ha denunciato su tutti i suoi canali le contraddizioni e le falsità della campagna pubblicitaria del Forum. In particolare l’associazione ambientalista tiene a chiarire come il messaggio sia scorretto quando indica che le scorie si possono gestire in sicurezza. Un aspetto opinabile che lascia aperti molti interrogativi. Se risulta possibile che tra 50 anni non si potrà contare solo sui combustibili fossili è anche vero che pure l’uranio è una risorsa limitata. Altro argomento che merita maggiori attenzioni è che le fonti rinnovabili non bastino al fabbisogno energetico: un’altra affermazione artificiosa e, soprattutto, da ribaltare in quanto uno scenario energetico al 100 per cento rinnovabile è possibile, come dimostrano le conferme che arrivano dall’Unione Europea e dall’importante settore industriale. Greenpeace, alla ricerca di una pari dignità, ora chiede di avere anche un maggior equilibrio mediatico e di poter trasmettere uno spot antinucleare in televisione. Una mossa per evitare anche una “strategia del silenzio” strategica nel non far sapere che a breve, nel giro di pochi mesi, si voterà per un referendum sulla scelta nucleare.

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