Mattia Baiocchi è un ragazzo che opera come volontario nella Croce Rossa di Pesaro e ha partecipato al Corpo europeo di Solidarietà, un programma promosso dall’Unione europea e gestito in Italia dall’Agenzia Italiana per la Gioventù, a cui VolontaRomagna è accreditata come organizzazione di supporto. In concreto si traduce nella possibilità per giovani dai 18 ai 30 anni di partecipare a esperienze di volontariato all’estero. Nello specifico Mattia ha preso parte a un progetto svoltosi nella Croce Rossa Portoghese nella delegazione di Braga, in Portogallo, da gennaio a giugno 2026. In quest’intervista, raccolta da Laura Ciccioni, ha riferito come l’iniziativa lo abbia arricchito sotto tutti i punti di vista, permettendogli di venire in contatto con una cultura diversa dalla propria e di offrire concretamente aiuto e supporto a quelle categorie di persone (comunità Rom, senzatetto…) che troppo spesso sono escluse e marginalizzate dalla società.
Mattia, cosa ti ha spinto a partecipare al Programma Europeo di Solidarietà e ad impegnarti come volontario nella Croce Rossa Portoghese?
In generale volevo trascorrere un periodo all’estero e navigando sul sito di VolontaRomagna ho trovato quest’iniziativa. Dato che mi ero appena laureato e non trovavo, ancora, opportunità lavorative soddisfacenti mi sono detto: “Perché non provare?”. A livello di tempistiche questo progetto era tra quelli che mi interessavano di più e che riuscivo a svolgere in maniera efficace, in particolare il Portogallo, come Paese, mi ha sempre affascinato, quindi ho colto la palla al balzo e mi sono lanciato in questa avventura. Ci sono state varie questioni burocratiche e logistiche da affrontare (come i vari colloqui) ma nel complesso è stata un’esperienza che mi ha molto gratificato e della quale sono rimasto molto contento.
Quali sono state le soddisfazioni e le criticità che hanno accompagnato il tuo percorso?
Sicuramente la soddisfazione più grande è stata aver aiutato e conosciuto persone con le quali solitamente non si viene a contatto nella quotidianità, come gli appartenenti alla comunità Rom o i senzatetto. L’aspetto positivo è stato vedere come, giorno dopo giorno, riuscivo ad instaurare con loro un bel rapporto, caratterizzato da affetto e fiducia reciproca. Ho poi sperimentato la mia autonomia vivendo per lungo tempo lontano da casa, imparando a convivere con sette persone diverse. Sono stati mesi che mi hanno veramente appagato.
Puoi raccontarci un aneddoto significativo che ha caratterizzato quest’esperienza?
Non mi viene in mente un episodio singolo, ma posso riferirti, in generale, la gratificazione che proviene dal lavoro con persone solitamente ai margini della società, che all’inizio erano restie a darci fiducia e a rapportarsi con noi, nel corso del tempo però la diffidenza è gradualmente andata via, lasciando spazio ad un legame autentico che si poteva percepire dal fatto che chiedevano sempre più spesso di poter stare con noi, di poter partecipare a dei momenti insieme a noi volontari eccetera. La cosa che mi ha più colpito è stato, quindi, questo rapporto che è partito piano piano ed è poi cresciuto.
Quali sono le similitudini e le differenze che hai notato tra il volontariato nella Croce Rossa Italiana e in quella portoghese?
Quello che ho visto in Portogallo è sicuramente un ambiente composto in prevalenza da giovani; nel dipartimento dove eravamo, l’età media dei volontari era di 26-27 anni, se non addirittura più bassa. È stata una cosa che mi ha colpito e mi ha fatto molto piacere, perché credo che i ragazzi non trovino lo stesso spazio nel nostro Paese. Ho poi notato come in Portogallo conducano dei ritmi di vita molto lenti, non sono caratterizzati dallo stress o dalla fretta, ma vivono con molta più tranquillità. In generale comunque, sia quella italiana che quella portoghese sono due popolazioni molto più simili di quanto non possa sembrare, anche lì ci sono persone molto accoglienti e calorose, che ti mettono a tuo agio e sono sempre disponibili.
Una volta terminato il progetto, quali sensazioni hai provato? Lo consiglieresti ad altri?
Ho provato molta tristezza e malinconia quando sono rientrato a casa, perché mi sono lasciato alle spalle tante belle esperienze vissute e tanti bei ricordi; lo consiglio vivamente, perché, ripeto, è un esperienza davvero formativa, che ti fa sentire veramente bene e ti rende utile al prossimo.
In futuro, pensi di poter ripetere l’esperienza?
Mi piacerebbe, ma credo sarà impossibile replicarlo a causa dei miei sopraggiunti impegni lavorativi; non chiudo totalmente la porta perché tutto può succedere, ma sarà difficile che possa ripetersi.
Per informazioni sui Corpi europei di Solidarietà scrivere a europa@volontaromagna.it