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Voci e percorsi di rinascita in ACeA

18 Mag 2026

#storiedivolontariato

Un dialogo a più voci sul valore del volontariato, della comunità e della rinascita dopo una cerebrolesione

ACeA è una realtà unica nel territorio: un’associazione che accompagna giovani e adulti dopo una cerebrolesione nel percorso più difficile, quello del ritorno alla vita quotidiana. Abbiamo incontrato alcuni dei protagonisti di questa associazione per capire da vicino cosa significa esserci, ogni giorno.

Abbiamo intervistato Salvatore (segretario dell’associazione) e Sonia (utente con cerebrolesione), Silvana e Fabrizio (volontari)

Salvatore, partiamo dalle basi: cos’è esattamente ACeA e a chi si rivolge?

ACeA è un’associazione di volontariato che si occupa di persone che hanno subito una cerebrolesione o un grave incidente. Spesso si tratta di giovani coinvolti in incidenti stradali o di persone più anziane colpite da lesioni cerebrali. Il nostro compito inizia quando finisce la fase clinica ospedaliera: aiutiamo le persone a ritrovare un equilibrio e a riadattarsi alla vita quotidiana.

Tu e tua moglie Sonia siete entrati in contatto con l’associazione proprio in una fase post‑ospedaliera, giusto?

Esatto. Abbiamo conosciuto ACeA a Cesenatico durante la riabilitazione di Sonia. Dopo la rianimazione e il ricovero, i medici ci hanno indicato questa realtà. Io sono entrato come volontario e poi sono diventato segretario: ho capito che ACeA non serviva solo a Sonia, ma anche a me. Mi ha permesso di confrontarmi con altri casi e di lavorare con psicologi e coordinatori molto preparati.

Cosa comporta concretamente gestire un’associazione come questa?

È un ruolo impegnativo: bisogna filtrare ogni situazione, dalla ricerca dei finanziamenti alla progettazione, dalla logistica dei trasporti alla comunicazione dei laboratori. Richiede molte ore a settimana, ma è una scelta libera che mi dà energia. Seguiamo anche il progetto Family Care, dove una psicologa supporta l’intero nucleo familiare per favorire la reinclusione della persona.

Abbiamo poi parlato con Silvana e Fabrizio volontari dell’associazione.

Come siete arrivati in ACeA?

Fabrizio: Grazie all’amicizia con Salvatore e Sonia. Vedendo le difficoltà legate all’ictus di Sonia, abbiamo deciso di dare una mano per sostenere lei e gli altri soci.

Silvana: Per me è stato naturale: quando vedi da vicino certe situazioni, capisci che puoi fare la differenza.

Di cosa vi occupate all’interno dell’associazione?

Silvana: Di tutto ciò che serve: trasporti, partecipazione ai laboratori, coordinamento, stesura dei progetti per ottenere finanziamenti.

Fabrizio: All’inizio mi sono occupato del trasferimento delle attrezzature nella sede di Case Castagnoli, che il Comune di Cesena ci ha messo a disposizione. Oggi gestisco la struttura, che condividiamo con realtà come GRD e Eureka.

In che modo questa esperienza vi ha cambiati?

Fabrizio: Mi ha permesso di usare il tempo della pensione in modo utile, dedicandomi totalmente al supporto dell’associazione.

Silvana: Per me è stato un ritorno umano enorme. La disabilità la capisci davvero solo quando la incontri. Ti cambia lo sguardo sul mondo.

Il nuovo progetto: Giovani Menti in Rete

Dopo una cerebrolesione, il percorso più difficile non è solo quello clinico: è il ritorno alla vita, agli amici, ai luoghi di sempre. È il momento in cui ci si accorge che i “deficit invisibili” possono pesare più delle ferite visibili. Per molti giovani, la sfida più grande diventa ritrovare il coraggio di stare con gli altri, di sentirsi parte di un gruppo, di tornare a ridere senza paura.

Da questa consapevolezza nasce Giovani Menti in Rete, il nuovo progetto di ACeA: una community prima ancora che un percorso. Un luogo sicuro, protetto ma vivo, dove ogni ragazzo può sperimentare, sbagliare, imparare e soprattutto non sentirsi solo.

I pilastri del percorso

  • Condivisione orizzontale — Gruppi ristretti (max 10 persone) per parlare la stessa lingua, senza giudizio.
  • Social Skills Training — Giochi di ruolo e simulazioni per gestire emozioni e conversazioni.
  • Learning by doing — Si impara facendo, non sui banchi.
  • Uscite terapeutiche — Biblioteche, caffè, associazioni: la città diventa palestra sociale.

L’obiettivo è ricostruire la rete sociale interrotta dalla lesione, favorendo il ritorno allo studio, al lavoro o al volontariato.

Ogni martedì dal 12 maggio 2026 dalle 17,00 alle 19,00 presso Case Castagnoli, Via Emilia 1346, Cesena (FC)

Con il sostegno di Fondazione Romagna Solidale Cesena.

Come contattare l’associazione

Sedi operative

  • Savignano sul Rubicone – Casa del Volontariato, Corso Perticari 42 (su appuntamento)
  • Cesena – Spazio Comune, Via Emilia Levante 1346 – Case Castagnoli
  • Cesena – VolontaRomagna, Via Serraglio 18 (mercoledì 9:00–12:00)
  • Mail: aceacesena@gmail.com
  • Tel. 371 1522545

 

 

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