“Il gioco – spiega Fethi Atakol, coordinatore “Rete Gap Rimini” – presuppone un elemento fondamentale: non è solo un passatempo per contrastare la noia, ma uno spazio libero da riempire con creatività. Oggi siamo una società che ha colmato tutte le dimensioni, anche quella del gioco con la sua deformazione più correttamente nominata dagli esperti solo con la parola ‘azzardo’. Non è mai esistita nella storia un’offerta così estesa e pervasiva di ‘giochi’ d’azzardo legali, sia in termini di volumi che di varietà”.
A partire dal concetto “quando il gioco non è un gioco” lavora proprio la Rete Gap di Rimini. Un progetto innovativo che riunisce istituzioni e Terzo settore nell’obiettivo comune non solo di offrire servizi a chi soffre del disturbo da gioco d’azzardo patologico e ai suoi famigliari, ma di prevenire il fenomeno, in particolare tra i giovani. Come? Attraverso la diffusione di un gioco che sia ancora sinonimo di socialità, relazioni, divertimento, sviluppo di competenze.
“L’azzardo è certamente una dimensione di alcuni giochi, ma oggi ne viviamo la deformazione – sottolinea –. Prevede tre ingredienti: premi in palio, fortuna e scommessa/puntata non reversibile, quest’ultima ne comporta una delle alterazioni negative e pericolose. Noi cerchiamo di riportare le persone al ‘gioco sano’ semplicemente facendole giocare. Il fare esperienza condivisa, ci permette di usare un linguaggio che arriva: le persone si avvicinano al nostro stand e si rendono conto delle differenze, capiscono le meccaniche e le distorsioni dell’azzardo.
Il paradosso, nella società odierna, è che il gioco spontaneo vada organizzato. Una volta era più semplice, c’erano spazi e tempi, oggi occupati dalla tecnologia o dal mercato che punta sempre più ai giovanissimi proponendo, però, una distorsione delle meccaniche del gioco, usando anche strategie psicologiche che fanno giocare sempre più. Il business fa il suo mestiere”.
Una delle attività proposte è proprio l’allestimento in luoghi pubblici di giochi della tradizione e di socialità, realizzati in legno o con la stampante 3D. Attraverso l’attività esperienziale la gente si sente coinvolta. Adulti, giovani e bambini sono ancora attratti dal gioco genuino: sperimentano le proprie abilità cognitive e manuali, cercano di risolvere piccoli enigmi o di trovare l’incastro giusto tra le pedine con gesti veloci ma studiati. Nonni, genitori e figli si sfidano, intorno allo stand i bambini si conoscono e si mettono alla prova insieme.
“Abbiamo in ogni angolo una proposta di giochi specificatamente d’azzardo – conclude Fethi –, a partire dai gratta e vinci, il più popolare e giocato nel nostro Paese.
Sono meccaniche pericolose, liberalizzate e poco conosciute, un mercato colossale che si fa scudo sul concetto di ‘gioco consapevole’, termine anch’esso aleatorio che fa ricadere la responsabilità solo sulla persona. Anche lo Stato dal canto suo, su un volume di gioco legale in Italia nel 2025 di oltre 165 miliardi di euro, ha avuto un gettito di 11,47 miliardi sul gioco d’azzardo, un paradosso che i ragazzini che incontriamo nelle scuole colgono immediatamente tra smarrimento e indignazione. È certamente un tema complesso che va affrontato come tale, per questo abbiamo necessità di lavorare in rete per trovare sempre nuove idee e riportare le persone a una dimensione costruttiva del gioco”.
L’iniziativa della “Rete GAP Rimini” prende avvio 3 anni fa da un percorso di co-progettazione con il Comune di Rimini, il Comune di Bellaria Igea Marina e l’Unione dei Comuni della Valmarecchia, l’Ausl di Rimini – Servizio Dipendenze Patologiche, le cooperative sociali Comunità Papa Giovanni XXIII, Il Millepiedi, Cento Fiori e l’associazione Alcantara Teatro, all’interno del “Piano Distrettuale di contrasto al gioco d’Azzardo Patologico”, ma la rete tesse continue e nuove collaborazioni. Oltre all’attività di prevenzione con l’organizzazione di eventi e conferenze, mette in campo uno sportello di consulenza legale, supporto psicologico e orientamento ai servizi; la formazione di personale scolastico, educatori e genitori; la sensibilizzazione sull’utilizzo dei videogiochi e percorsi nelle singole classi o per la cittadinanza.
Altro aspetto innovativo è l’uso di un linguaggio teatrale a partire dai giovani, coinvolti nella realizzazione di alcune performance per rielaborare messaggi e provocazioni da rivolgere ai loro coetanei e al mondo degli adulti. È stata poi realizzata una vera e propria lezione-spettacolo dal titolo “Gaming Out”, per gli studenti delle scuole superiori ma non solo, in cui la storia di un babbo giocatore patologico, si alterna a un’altra voce che riporta dati e notizie sul fenomeno.